
A livello pratico, la sterilizzazione non è una promessa da mantenere, ma un valore che deve essere raggiunto. I sistemi a raggi UVC presentano problemi quando l’intensità dei raggi varia; inoltre, le lampade che non vengono monitorate non garantiscono una riduzione efficace dei microrganismi. Se si vuole ottenere un livello di sterilità adeguato, è necessario effettuare misurazioni continue e precise dell’intensità dei raggi.
Cosa conta tecnicamente
Una lampada a vapore di mercurio da 365 nm ha una emissione spettrale stabile: un’intensa emissione a 254 nm per l’azione germicida, più una linea a 365 nm per garantire visibilità e compatibilità con i processi di polimerizzazione. L’intensità massima dipende dalla lunghezza dell’arco elettrico, dalla densità di potenza e dal rivestimento dicromico del riflettore. Le lampade vengono progettate in modo che la loro emissione rimanga entro limiti specificati durante tutto il periodo di funzionamento; infatti, la diminuzione dell’intensità può essere prevista e deve essere gestita. È necessario abbinare la lampada a un radiometro UVC calibrato, effettuare misurazioni in mW/cm² sulla superficie interessata e convertire i valori in dosi in mJ/cm², tenendo conto del tempo di esposizione.
Perché questo metodo funziona nella pratica
Il monitoraggio dell’intensità trasforma il processo di sterilizzazione da un procedimento basato su supposizioni a uno processo controllato. Si può stabilire un limite minimo, registrare periodicamente i valori misurati e sostituire le lampade in base ai dati reali, invece di fare affidamento soltanto sul calendario. Questo riduce la variabilità nei risultati di sterilizzazione, fornisce documentazione precisa per verificare il rispetto delle normative e previene errori legati a dosaggi insufficienti, che possono portare a richiami dei prodotti. Inoltre, questo metodo permette di risparmiare energia, evitando sostituzioni premature delle lampade, e mantiene stabili i tempi di ciclo.
Cose da tenere a mente
La geometria di montaggio, la distanza tra la lampada e la superficie da sterilizzare, nonché l’allineamento del riflettore influenzano direttamente l’intensità dei raggi emessi. La tensione di funzionamento deve corrispondere alle specifiche della lampada e del ballast; altrimenti, la lampada arriva al termine del suo ciclo di vita prima del previsto e la sua emissione spettrale cambia. La temperatura superficiale e il flusso d’aria ambiente possono influire sulle prestazioni della lampada; quindi è importante definire chiaramente i parametri di funzionamento e registrarli. Si deve tenere presente che l’intensità emessa diminuisce col passare del tempo; quindi è necessario pianificare controlli di calibrazione e mantenere delle lampade di ricambio in grado di compensare questa diminuzione.